comunicazione dal comitato NO CANAL gli Ecologisti del Ticino sono solidali agli attivisti milanesi
una breve intervista per descrivere i fattacci del 5 di agosto
il 6 agosto. video report
CHIARI E SCURI D'AGOSTO
Riprendono i lavori per la Via d'Acqua, una delle opere più contestate del discusso grande evento Expo 2015, e con loro anche le proteste dei comitati di cittadini che si oppongono alla realizzazione del canale. Inutile ricordare i motivi della protesta, forse è meglio raccontare cosa sta succedendo. Era il 25 febbraio e la società EXPO S.P.A., con tanto di comunicato pubblicato sul sito, annunciava la sospensione del progetto via d'acqua per dare spazio ad un opera idraulica utile a svuotare il laghetto Expo e portare alcuni, pochi, metri cubi d'acqua nel naviglio e quindi in Darsena e che entro 20 giorni sarebbe stato proposto un piano B.
diamo pubblicazione del comunicato stampa della rete dell'Attitudine noexpo in seguito agli ultimi incontri e alle falsità che stanno già girando on line
Una
schifezza chiamata Via d'Acqua: il film non cambia.
Lo
dicevamo nel 2008 quando Milano si è aggiudicata Expo, l'abbiamo
ripetuto in questi cinque anni, lo diciamo con ancora più forza oggi
supportati dalle schifezze che giorno dopo giorno spuntano davanti ai
nostri occhi: Expo 2015
è un evento nocivo
che genera debito, cemento e precarietà, che utilizza poteri
speciali per imporre le sue decisioni, che alimenta le mafie
criminali e politiche.
La
Via d'Acqua è il caso da manuale che sintetizza le nefandezze di
Expo: un'opera inutile, dannosa, costosa, nociva, calata dall'alto
senza tenere minimamente in considerazione il contesto paesaggistico
e umano dentro cui voleva inserirsi.
La
rete dell'Attitudine No Expo si è opposta fin da subito a questa
patacca venduta come oro: nel 2008/2010 quando ancora si usava il
plurale "le Vie d'Acqua" e il sogno era quello dei canali
navigabili della "Milano come Venezia", e nel 2012 quando i
signori di Expo sono stati costretti a dirottare verso una più
modesta "Via d'Acqua" al singolare. Modesta ma altrettanto
nociva.
Come
rete No Expo siamo stati parte della lotta parco-per-parco di questi
ultimi quattro mesi dentro al percorso del comitato No Canal. Abbiamo
portato il nostro contributo critico e informato sul mega-evento del
2015, avendo ben chiaro che l'orizzonte della lotta andava ben oltre
i parchi devastati dalla Via d'Acqua. Quei parchi per noi sono
l'equivalente delle case attraversate dall'autostrada Rho-Monza a
Paderno Dugnano, sono il parco della Lura danneggiato dalle vasche
anti-allagamento del sito di Expo, sono i terreni agricoli rovinati
per sempre dalla Teem, sono le ultime fattorie del nord-ovest
milanese sfrattate dal mege-evento, e potremmo andare avanti ancora
per un bel po'. C'eravamo all'alba del 10 dicembre quando insieme a
decine di cittadini del gallaratese abbiamo fermato la ruspa di Expo
dentro al parco Trenno, eravamo in mezzo al fiume blu che ha
abbattuto le reti arancioni come un fiume in piena in una assolata
domenica pomeriggio, c'eravamo ai volantinaggi ai mercati e ai
presidi davanti a Palazzo Marino e alla sede di Expo.
Ora
l'assemblea del comitato No Canal ha deciso con un voto a maggioranza
di accettare le modifiche al tracciato proposte da Expo Spa, Comune
di Milano ed MM sui soli parchi di Trenno e Pertini, con una logica
più simile a una trattativa sindacale che a una lotta popolare.
Avere
costretto il gigante Expo a rivedere un po' dei suoi programmi è
sicuramente un risultato apprezzabile e che dimostra, ancora una
volta, che solo la lotta e la partecipazione critica possono portare
a dei risultati. Ma proprio per questo non possiamo accontentarci ed
essere complici della realizzazione di un'opera e di un evento che
mantiene tutte le nocività iniziali: lo sperpero di soldi pubblici,
89milioni di euro per la Via d'Acqua e oltre 10 miliardi per Expo, il
danneggiamento dei parchi dentro cui entreranno le ruspe per
sotterrare il tubo, l'uso disinvolto dei poteri speciali del
commissario che ha declassato il livello degli inquinanti per cercare
di aggirare le bonifiche, il ricatto di via Quarenghi dove la
bonifica dell'area è stata condizionata alla realizzazione del
canale, i lavori affidati a una ditta già sotto indagine per altri
lavori in giro per l'Italia. Come possiamo tornare nelle nostre case
sapendo tutte queste cose? Come possiamo stringere accordi al ribasso
con chi confonde partecipazione con imposizione e propaganda?
Expo
2015 è un castello di carta che prometteva Vie d'Acqua e Vie di
Terra e oggi ripiega, smentendo se stesso, su un canale
semi-interrato come una fogna qualunque.
Noi
siamo e saremo No Expo e No Canal, agendo da No Expo e No Canal. E
siamo sicuri che incroceremo di nuovo le centinaia di persone
conosciute in questi mesi, accordo o non accordo. Ci si rivede nei
parchi: tra ruspa e albero sappiamo da che parte stare.
Gli Ecologisti del Ticino e gli Ecologisti Lombardi,
domenica 7 luglio
partecipano e vi invitano a partecipare
Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15
7 LUGLIO 2013
LE NOSTRE PIAZZE CONTRO I PALAZZI DI EXPO 2015 #7L
Le massime cariche politiche nazionali e internazionali – da Napolitano a Letta, fino al Presidente della Commissione Europea Barroso – atterrano a Monza il 7 luglio per inaugurare la Villa Reale come sede di rappresentanza di EXPO 2015. Un passaggio cruciale nell’avvicinamento all’esposizione che aprirà i battenti il 1° maggio 2015 e una ghiotta occasione per chi sta costruendo il grande evento fieristico. Il carrozzone mediatico che sta infatti lucidando la vetrina di EXPO si è messo in moto da tempo, ma accelera a partire dall’appuntamento monzese, che Maroni definisce prima tappa di un “EXPO World Tour”.
Le promesse fatte in questi casi sono note: ricchezza, lavoro, turismo, benefici per tutta la metropoli. E anche per il 2015 la dinamica in atto è la stessa, con promotori -pubblici e privati- che vendono l’evento utilizzando in primis la leva occupazionale e promesse di crescita economica, che in tempi di crisi non possono che riscuotere consensi tra la popolazione.
In realtà poco o nulla di tutto questo è accaduto negli ultimi vent’anni per le Esposizioni Universali tenutesi in Europa, né accadrà qui. Da Genova a Lisbona, da Saragozza a Hannover, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto nuovo sviluppo e le amministrazioni pubbliche, invece, si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’Esposizione. Se guardassimo oltre il velo della propaganda, ricorderemmo che nel 2008 si parlava di circa 70000 nuovi occupati, mentre oggi sui siti ufficiali questa cifra si riduce a 3000, ridimensionamento che rende bene l’idea del flop annunciato anche per Milano. 3000 contratti di lavoro precario, che nulla offrono in termini di garanzia e progettualità esistenziale per i “fortunati” firmatari. E’ poi dei giorni scorsi la notizia che EXPO intende avvalersi del lavoro “volontario” da parte dei detenuti, altra circostanza che fa capire bene la direzione che sta prendendo la “grossa occasione occupazionale” lombarda. E se allargassimo il discorso al futuro, al post evento, vedremmo come il vero impatto e la vera eredità che i territori si trovano a dover gestire sono aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti per l’evento che restano vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni pubbliche, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Atene del 2004 o quelle più vicine a noi di Torino 2006 che hanno avuto effetti devastanti sulla vita delle persone delle rispettive città.
Chiediamo pertanto che in questo periodo di crisi tali risorse vadano investite in servizi pubblici di primaria importanza per la collettività (mobilità, istruzione, casa, sanità, etc.) e in misure di welfare che garantiscano la continuità di reddito per le precarie e i precari. Come rispondono invece politici e amministrazioni pubbliche? Chiedendo deroghe al patto di stabilità solo in funzione di Expo, ma al contempo insistendo con politiche di austerità. Un interessato regalo agli attori economici legati a EXPO e alle opere connesse (ad esempio le tangenziali esterne milanesi, la Brebemi o la Pedemontana) e al crimine organizzato.
E per quanto riguarda la città di Monza, EXPO 2015 non lascerà una gestione migliore né del parco né della Villa Reale. Il vero risultato di questa scelta sarà, una volta di più, la retrocessione delle istituzioni pubbliche -dal Comune alla Provincia alla Regione- a spalla per attori privati, veri protagonisti di questi eventi e unici a guadagnarci, sia economicamente che in termini di posizione di potere.
Per tutti questi motivi noi di EXPO 2015 avremmo fatto volentieri a meno e oggi che l’organizzazione entra nel vivo, rilanciamo la nostra opposizione a ciò che questo evento è e rappresenta. In questo senso questo appello è un invito a cambiare passo per chi si riconosce in un’attitudine che si oppone al fenomeno descritto: da qui in poi occorrerà trovare tempi e modi per raccontare quello che è realmente EXPO 2015 e disinnescare i dispositivi di propaganda e controllo delle istituzioni e degli investitori, così da stimolare una presa di coscienza forte e risposte adeguate.
***************** Domenica 7 luglio 2013, Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15
PARTENZA CRITICAL MASS, GAZEBO INFORMATIVI E ATTITUDINE NOEXPO
Una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che ci interessa supportare riguarda RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL REDDITO, DIFESA DEL TERRITORIO
Le massime cariche politiche nazionali e internazionali – da Napolitano a Letta, fino al Presidente della Commissione Europea Barroso – atterrano a Monza il 7 luglio per inaugurare la Villa Reale come sede di rappresentanza di EXPO 2015. Un passaggio cruciale nell’avvicinamento all’esposizione che aprirà i battenti il 1° maggio 2015 e una ghiotta occasione per chi sta costruendo il grande evento fieristico. Il carrozzone mediatico che sta infatti lucidando la vetrina di EXPO si è messo in moto da tempo, ma accelera a partire dall’appuntamento monzese, che Maroni definisce prima tappa di un “EXPO World Tour”.
Le promesse fatte in questi casi sono note: ricchezza, lavoro, turismo, benefici per tutta la metropoli. E anche per il 2015 la dinamica in atto è la stessa, con promotori -pubblici e privati- che vendono l’evento utilizzando in primis la leva occupazionale e promesse di crescita economica, che in tempi di crisi non possono che riscuotere consensi tra la popolazione.
In realtà poco o nulla di tutto questo è accaduto negli ultimi vent’anni per le Esposizioni Universali tenutesi in Europa, né accadrà qui. Da Genova a Lisbona, da Saragozza a Hannover, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto nuovo sviluppo e le amministrazioni pubbliche, invece, si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’Esposizione. Se guardassimo oltre il velo della propaganda, ricorderemmo che nel 2008 si parlava di circa 70000 nuovi occupati, mentre oggi sui siti ufficiali questa cifra si riduce a 3000, ridimensionamento che rende bene l’idea del flop annunciato anche per Milano. 3000 contratti di lavoro precario, che nulla offrono in termini di garanzia e progettualità esistenziale per i “fortunati” firmatari. E’ poi dei giorni scorsi la notizia che EXPO intende avvalersi del lavoro “volontario” da parte dei detenuti, altra circostanza che fa capire bene la direzione che sta prendendo la “grossa occasione occupazionale” lombarda. E se allargassimo il discorso al futuro, al post evento, vedremmo come il vero impatto e la vera eredità che i territori si trovano a dover gestire sono aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti per l’evento che restano vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni pubbliche, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Atene del 2004 o quelle più vicine a noi di Torino 2006 che hanno avuto effetti devastanti sulla vita delle persone delle rispettive città.
Chiediamo pertanto che in questo periodo di crisi tali risorse vadano investite in servizi pubblici di primaria importanza per la collettività (mobilità, istruzione, casa, sanità, etc.) e in misure di welfare che garantiscano la continuità di reddito per le precarie e i precari. Come rispondono invece politici e amministrazioni pubbliche? Chiedendo deroghe al patto di stabilità solo in funzione di Expo, ma al contempo insistendo con politiche di austerità. Un interessato regalo agli attori economici legati a EXPO e alle opere connesse (ad esempio le tangenziali esterne milanesi, la Brebemi o la Pedemontana) e al crimine organizzato.
E per quanto riguarda la città di Monza, EXPO 2015 non lascerà una gestione migliore né del parco né della Villa Reale. Il vero risultato di questa scelta sarà, una volta di più, la retrocessione delle istituzioni pubbliche -dal Comune alla Provincia alla Regione- a spalla per attori privati, veri protagonisti di questi eventi e unici a guadagnarci, sia economicamente che in termini di posizione di potere.
Per tutti questi motivi noi di EXPO 2015 avremmo fatto volentieri a meno e oggi che l’organizzazione entra nel vivo, rilanciamo la nostra opposizione a ciò che questo evento è e rappresenta. In questo senso questo appello è un invito a cambiare passo per chi si riconosce in un’attitudine che si oppone al fenomeno descritto: da qui in poi occorrerà trovare tempi e modi per raccontare quello che è realmente EXPO 2015 e disinnescare i dispositivi di propaganda e controllo delle istituzioni e degli investitori, così da stimolare una presa di coscienza forte e risposte adeguate.
***************** Domenica 7 luglio 2013, Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15
PARTENZA CRITICAL MASS, GAZEBO INFORMATIVI E ATTITUDINE NOEXPO
Una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che ci interessa supportare riguarda RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL REDDITO, DIFESA DEL TERRITORIO
Gli Ecologisti Lombardi di Milano, condividono la dichiarazione di Anita Sonego e vogliono ricordare anche l'impegno dei giovani di Zona Autonoma Milano per promuovere una cultura di partecipazione, responsabilità sociale e vogliono altresì rimarcare l'importanza dei progetti che in totale gratuità sono stati avviati nelle mura dismesse e riqualificate e bonificate da giovani volenterosi senza gravare minimamente sul bilancio comunale.
Milano, sta vivendo una nuova "primavera", dopo gli anni bui di "paura" e "chiusura" che hanno contraddistinto le ultime gestioni; sono partiti interessanti progetti di partecipazione, pensiamo agli orti e ai giardini, si è avviato un percorso di ascolto e di "rieducazione" alla cittadinanza attiva, gli Ecologisti si sentono fortemente perplessi quando dei "buoni semi" vengono calpestati. I milanesi hanno votato per un cambiamento che con sempre maggiore difficoltà si riesce a scorgere, dalla vicenda della darsena a quella assai controversa del progetto "via d'acqua".
Sindaco, assessori, consiglieri comunali, consiglieri di zona, Milano si aspetta molto da voi, e
Milano è con voi, ascoltate i milanesi e non chi ha "trattato" una città intera come se fosse solo una "merce" da vendere e far fruttare.
La notizia odierna del rifiuto della Polonia alla partecipazione di Expo 2015 può e dovrebbe aprire una riflessione importante per l'immediato futuro della nostra città; non possiamo dimenticare quel pomeriggio dove alla seconda votazione milano si aggiudicò l'Expo.
Come già detto in occasione della vicenda della darsena, gli Ecologisti Milanesi chiedono ancora un invito a "non aver fretta, e all'ascolto".
Cogliamo l'occasione per porgere Distinti e Cordiali saluti
Di acqua sotto i ponti ne è passata da quando Milano, alla seconda votazione, si aggiudica su Smirne, l'assegnazione per l'esposizione universale del 2015. E' doveroso ricordare negli anni precedenti le folli spese pubbliche con i soldi dei cittadini per aggiudicarsi i voti degli stati votanti al B.I.E.
Di "Expo 2015", ormai si è scritto di tutto e di più, purtroppo, constatiamo che il vero tema fino ad oggi è stata la malavita organizzata e le infiltrazioni nei cantieri, le bonifiche mancate, la destinazione successiva che rimane ancora oscura, il logo cambiato, i milioni di euro sprecati, invece del tema, tanto bello, urgente e invitante, quanto disatteso, tradito e soprattutto "smarrito";
ricordiamolo "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita".
E oggi? A che punto siamo?
La realtà è sotto gli occhi di tutti, anche oggi un comunicato stampa ci informa di altri incidenti di operai non in regola all'interno dei cantieri Expo.
Ultima ma non ultima di importanza la vicenda "darsenza" e la relativa "Oasi Selvatica" nata e sviluppatasi; questa rimane emblematica e paradigmatica!
Un progetto superato dal tempo, con una giunta regionale che lo approvò e foraggiò; sappiamo quale fine ha fatto e quali sono state le indagini (cave e spostamento terra, in primis) che hanno determinato tutto questo.
Semplicemente, chiediamo un ripensamento, sulla necessità, bontà, fattibilità, dell'opera; certo, è suggestivo il progetto della via d'acqua (una) ma in questo contesto di forte crisi e alla luce delle osservazioni illustrate dettagliatamente dagli studenti del politecnico di Milano, nel corso del presidio di mercoledì 28 novembre, chiediamo di sviluppare una analisi costi benefici, anche alla luce dei riscontri positivi che il "porto" potrebbe avere come ricaduta nella zona dei navigli già esistenti ma che necessitano di una manutenzione che non viene mai menzionata.
Repetita juvant.
Valorizzare e recuperare l'esistente in primis e ragionare sulle necessità dei cittadini, non degli speculatori alla porta.
EcoCivici Est Ticino Milano
e due sorrisi grazie ai ragazzi di Off Topic!!
Il comunicato degli Ecologisti Milanesi
Milano Palazzo Marino mercoledì 28 novembre 2012 Ecologisti e civici Milano, Verdi Ambiente e Società, Darsena Pioniera, AIDAA, e tanti cittadini per salvalre l'Oasi