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lunedì 14 novembre 2016

VERDI: Documento per il NO nel referendum sulla Revisione Costituzionale e sulla connessa legge elettorale

  •   I Verdi italiani che sottoscrivono il presente documento ritengono sbagliato e inaccettabile che il referendum sulla riforma costituzionale, previsto per il 4 dicembre 2016, venga tramutato in una sorta di plebiscito a favore del Presidente del Consiglio Renzi e del suo Governo. Qualunque sia il giudizio che qualunque forza politica e qualunque cittadino o cittadina abbia nei confronti del Governo Renzi, che può essere positivo o negativo o anche articolato rispetto ai singoli provvedimenti del suo programma, nel referendum deve prevalere esclusivamente il giudizio sull’insieme della riforma costituzionale approvata dalla maggioranza del Parlamento secondo le procedure previste dall’art. 138 della Costituzione. Il quale art. 138 prevede anche la possibilità di promuovere un referendum (senza quorum di validità) su ogni legge di revisione costituzionale, qualora tale legge non sia stata approvata nell’ultima lettura da entrambe le Camere con i due terzi dei propri componenti. La riforma costituzionale è stata approvata con maggioranze di poco superiori al 50% e condizionate anche dagli effetti “drogati” determinati dalla legge elettorale “Porcellum”, poi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Il prossimo referendum è stato promosso tanto dalle forze politiche di opposizione, quanto dalle forze politiche di maggioranza: nel primo caso si tratta di un referendum “oppositivo” e nel secondo caso di un referendum “confermativo”, a seconda delle intenzioni politiche dei proponenti.

  • 2.     I Verdi che sottoscrivono il presente documento condividono la necessità del referendum, ma intendono esprimersi soltanto sulla materia costituzionale, e sulla strettamente connessa (anche se non sottoposta a referendum) legge elettorale per la Camera dei deputati (il cosiddetto “Italicum”), che ne costituisce il logico completamento, anche se si tratta di legge ordinaria e non di legge costituzionale. Noi riteniamo che una riforma costituzionale non debba mai essere legata alle sorti di alcun Governo “pro tempore”, perché la Costituzione, anche se riformabile e riformata, è la legge fondamentale che riguarda tutti i cittadini e le cittadine e anche tutte le forze politiche, a prescindere dalle transeunti maggioranze politiche che sostengono di volta in volta uno specifico Governo, e deve avere la capacità e possibilità di una lunga durata e validità, al di là delle singole contingenze politiche. Il popolo sovrano si è già pronunciato due volte con un referendum popolare su complesse riforme costituzionali. Nel 2001 il referendum ha confermato la riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione proposta dal centrosinistra, mentre nel 2006 il referendum ha bocciato la più ampia riforma costituzionale proposta dal centrodestra nel 2005. Nel primo caso la riforma era stata votata dal Parlamento durante il Governo Amato e confermata nel referendum durante il Governo Berlusconi. Nel secondo caso la riforma era stata votata dal Parlamento durante il Governo Berlusconi ed era stata bocciata nel referendum durante il secondo Governo Prodi. In nessuno dei due casi precedenti, dunque, il pronunciamento referendario ha avuto alcuna ripercussione sulle sorti dei Governi in carica.

  • 3.     La riforma elettorale, approvata con ripetuti voti di fiducia ed entrata in vigore il 1° luglio 2016, è strettamente connessa alla riforma costituzionale pur se attualmente non sottoposta a referendum, mentre nel prossimo futuro, dopo il referendum, sarà sottoposta al giudizio della Corte costituzionale anche alla luce della sentenza n. 1 del 2014 sulla incostituzionalità di alcuni aspetti essenziali della precedente legge elettorale (il cosiddetto “Porcellum”). Noi riteniamo che l’”Italicum” sia una legge inaccettabile sotto diversi profili. In particolare riteniamo sbagliato:

I.                   che il premio di maggioranza possa essere dato anche a chi non ha raggiunto il 50% dei voti espressi e quindi non condividiamo il doppio turno, che permetterà di ottenere il premio di maggioranza anche sulla base del consenso di una ristretta minoranza di elettori (nell’attuale sistema tripolare e con i crescenti tassi di assenteismo, potrebbe realisticamente trattarsi anche solo del 20-25% degli aventi diritto al voto);

II.                 che sia esclusa la possibilità di formare coalizioni, come invece è previsto sia per le elezioni regionali che per le elezioni comunali, senza che questo abbia comportato problemi di governabilità a livello regionale e locale, permettendo anzi una più ampia rappresentatività e un più ampio pluralismo sia tra le forze di governo che tra quelle di opposizione;

III.              che siano previsti i capilista bloccati decisi dalle segreterie dei partiti, senza possibilità per gli elettori e le elettrici di esprimere su di loro il voto di preferenza, e che per di più sia prevista per i capilista la possibilità di candidature plurime (fino a dieci!), mettendo in questo modo esclusivamente nelle mani dei segretari di ciascun partito la scelta verticistica e autocratica degli eletti, espropriando le elettrici e gli elettori di ogni possibilità di scelta e ritornando a realizzare conseguentemente una Camera dei deputati in grande prevalenza di “nominati” e non di eletti;

IV.              che tutto questo comporti di fatto una modificazione surrettizia della forma di Governo, arrivando ad una “democrazia di investitura” ed espropriando sostanzialmente il Presidente della Repubblica del potere di scegliere il Presidente del Consiglio incaricato, come previsto dalla Costituzione, arrivando invece ad una sorta di “investitura” obbligata al “capo” sulla base dei risultati consentiti dalla legge elettorale.

  • 4.     Per quanto riguarda la riforma costituzionale, riconosciamo che un giudizio analitico può far emergere sia luci che ombre, ma riteniamo che, nel suo insieme, si tratti di una riforma non condivisibile per il suo impianto complessivo. Tra gli aspetti positivi possono essere citati, ad esempio, la più rigorosa disciplina della decretazione d’urgenza (inflazionata in modo crescente anno dopo anno e ormai giunta a livelli inaccettabili anche col Governo Renzi) e la soppressione del CNEL, organismo ormai totalmente obsoleto per una classe politica, sindacale e imprenditoriale “a fine carriera”, divenuto irrilevante rispetto alle finalità originariamente immaginate (ma mai pienamente realizzate) per un simile organismo. Tuttavia entrambi gli obiettivi avrebbero potuto essere raggiunti con singole leggi costituzionali “ad hoc”, che avrebbero realisticamente trovato il consenso della quasi totalità del Parlamento e comunque, in caso di vittoria dei NO nel referendum, potranno essere realizzati nel prossimo futuro appunto con singoli provvedimenti di natura costituzionale, anche nell’ambito temporale dell’attuale legislatura.

  • 5.     Tuttavia le ombre e gli aspetti critici della riforma prevalgono nettamente sui pochi aspetti positivi. Il superamento del bicameralismo perfetto o paritario, obiettivo pur condivisibile, è stato realizzato in modo confuso e pasticciato, sia sotto il profilo della composizione del futuro Senato, sia sotto il profilo delle sue competenze legislative e del suo rapporto con la Camera dei deputati e con il Governo. Appaiono inaccettabili e contradditorie tanto le modalità di elezione indiretta, del resto demandate ad una futura legge ordinaria di cui non si conoscono le caratteristiche, quanto la sua natura politica: i futuri senatori rappresenterebbero le rispettive forze politiche e non certo i territori. E per di più i cittadini e le cittadine sarebbero espropriati del loro potere sia di elettorato attivo che di elettorato passivo. Inoltre la ripartizione delle competenze legislative tra Camera e Senato è stata effettuata, con il nuovo art. 70, in modo talmente confuso e complesso, da rendere incomprensibile il testo alla grande maggioranza dei cittadini e da rendere probabili innumerevoli conflitti di competenza difficilmente risolubili se non ricorrendo alla Corte costituzionale.

  • 6.     Per quanto riguarda l’altro fondamentale aspetto della riforma, e cioè la modifica del Titolo V in materia di autonomie regionali, anziché individuare alcune limitate e specifiche correzioni rispetto alla riforma introdotta nel 2001 dalla maggioranza di centrosinistra e confermata dal referendum popolare, si è scelta la strada di un totale stravolgimento dell’impianto precedente. Anziché arrivare ad una forma di federalismo o di regionalismo ben articolato ed equilibrato, si è arrivati ad una vera “controriforma” con una fortissima ricentralizzazione dei poteri in capo allo Stato, svuotando di poteri, competenze e responsabilità il sistema delle Regioni a Statuto ordinario, inserendo inoltre una “clausola di supremazia” e congelando invece gli  effetti della riforma stessa per quanto riguarda le cinque Regioni a Statuto speciale. In questo modo si mette in discussione anche il dettato dell’art.5 della Costituzione, che ne è uno dei princìpi fondamentali. Inoltre la riforma costituzionale triplica le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare e riduce il quorum di validità per i referendum popolari solo a prezzo di un forte aumento (da 500.00 a 800.000) delle firme necessarie per la loro promozione, a fronte delle enormi difficoltà per la certificazione delle firme dei cittadini.

  • 7.     Complessivamente il combinato disposto del testo della riforma costituzionale e della complementare legge elettorale darebbe vita ad un assetto costituzionale e istituzionale fortemente squilibrato sul lato della presunta “governabilità” e a scapito della altrettanto essenziale, e fondamentale in democrazia, rappresentatività. Non sarà la campagna demagogica e populista sui costi della politica a poter strumentalmente coprire gli squilibri politici e istituzionali, il surrettizio cambiamento della forma di Stato e della forma di Governo, le incoerenze e le numerose complicazioni del procedimento legislativo, le ripercussioni negative sul sistema delle garanzie costituzionali e dei “pesi e contrappesi”, che dovrebbero sempre caratterizzare una autentica democrazia politica e una democrazia costituzionale, quali erano state delineate dal disegno dei padri costituenti nella Costituzione vigente.

  • 8.     Per tutti questi motivi, i Verdi che sottoscrivono il presente documento decidono di prendere posizione per il NO nel referendum costituzionale, fermo restando che i referendum chiamano in causa in primo luogo il voto delle cittadine e dei cittadini nella loro autonomia di scelta, mentre il ruolo delle forze politiche dovrebbe essere principalmente di informazione e di orientamento verso il voto popolare. In ogni caso, noi eviteremo di schierarci in organismi e comitati, pur legittimi, che perseguano il duplice obiettivo della vittoria dei NO nel referendum (obiettivo ovviamente da noi condiviso per le motivazioni indicate), ma anche della caduta del Governo Renzi. A livello nazionale e locale, noi parteciperemo liberamente a quei comitati per il NO che si caratterizzino esclusivamente per la presa di posizione critica, informata e motivata sul merito della riforma costituzionale e della connessa legge elettorale.

  • 9.     Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, e con lui la Ministra Boschi, a nostro parere sbagliano radicalmente nel mettere sullo stesso piano l’esito del referendum del prossimo 4 dicembre e le sorti del Governo. Se il Governo dovesse dimettersi, sarà per sua autonoma e discutibile scelta, non per la volontà delle elettrici e degli elettori, che sono chiamati a pronunciarsi sul merito della riforma costituzionale e non sulla ipotizzata sconfitta del Governo. In ogni caso, se per propria decisione cadesse il Governo Renzi, non ci sarà alcun obbligo o automatismo di scioglimento delle Camere, essendo questa una esclusiva responsabilità del Presidente della Repubblica, il quale, per dettato costituzionale, dovrà eventualmente o rinviare l’attuale Governo alle Camere (non avendo ricevuto da esse la sfiducia) oppure, dopo opportune consultazioni parlamentari, individuare un altro Presidente del Consiglio. Se prevarranno i NO, è falso inoltre affermare che si chiuderà il capitolo delle riforme. È invece un capitolo che si potrà tempestivamente riaprire già in questa legislatura, sia per quanto riguarda le leggi elettorali per la Camera e il Senato, sia con singole modifiche costituzionali per le parti più largamente condivise e, nella prossima legislatura, con un Parlamento più democraticamente legittimato rispetto a quello espresso dal “Porcellum”, con la capacità di elaborare una riforma più equilibrata, più condivisa e più largamente partecipata.

Questo documento è stato presentato e discusso nel Cosniglio federale nazionale e sottoscritto dalle seguenti Federazione Verdi regionali: TRENTINO, LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA, PIEMONTE, LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, TOSCANA, UMBRIA, LAZIO, PUGLIA, CALABRIA, BASILICATA, SICILIA, SARDEGNA. (Abruzzo e Molise non sono federazioni formalmente costituite)

giovedì 27 marzo 2014

Alle Europee ci saremo! Bonelli e Zanella FEDERAZIONE DEI VERDI

Care e cari
Vi comunichiamo con molta soddisfazione che ieri l’esecutivo nazionale dei Verdi nella riunione avuta alla presenza dei rappresentanti regionali, ha deciso di presentare la lista de Verdi in accordo con Green Italia alle prossime elezioni europee.  Dopo 8 anni torna sulle schede elettorali un simbolo verde: l’ultima partecipazione di una forza ecologista alle elezioni è stata nel 2006. Si tratta di una sfida estremamente impegnativa che con coraggio abbiamo deciso di lanciare per affermare la nostra idea di Europa e d'Italia che devono cambiare attraverso un Green New Deal e la conversione ecologica di un'economia vecchia, responsabile oltre che dell'inquinamento anche dell’impoverimento sociale.

Come siamo arrivati alla decisione di presentare la lista?Da alcuni mesi abbiamo avviato una battaglia giudiziaria per far valere il nostro diritto di presentarci alle Elezioni europee: diritto che è riconosciuto dall’art. 12 comma 4 della legge 18/1979. La legge dice che sono esenti dalla raccolta delle firme quei partiti politici che hanno una rappresentanza nel Parlamento europeo. Nel Parlamento europeo è presente il gruppo Parlamentare verde, che, tra l'altro, è la quarta forza. Il ministero dell’Interno non voleva concederci questo diritto perché con una circolare ha introdotto una modifica sostanziale alla legge aggiungendo che il diritto si esercita con parlamentari eletti in Italia. Come è noto una circolare del ministero non può modificare una legge. Contro questa decisione abbiano presentato un ricorso al Tar del Lazio che il 21 marzo scorso ha emesso un’ordinanza affermando che "l’art. 12 comma 4 della legge n.18/1979 ha caratteristiche d’immediata applicazione che non rendono necessarie disposizioni di dettaglio".
Il Tar del Lazio ha quindi ritenuto valida la nostra obiezione di merito che una circolare, disposizione di dettaglio, non può modificare la legge.
Per queste ragioni per poter usufruire dell'esenzione della raccolta delle firme dobbiamo presentare un simbolo che sia quello di riferimento europeo ovvero il girasole. Stiamo quindi elaborando un simbolo che abbia il girasole come parte centrale e la presenza anche del 'Sole che ride'. Abbiano ottenuto un risultato importante, ora continuiamo con amore e passione una battaglia per denunciare la strage di legalità e democrazia che a partire dall’informazione Rai e dei grandi gruppi editoriali ha messo in silenzio e oscurato le nostre battaglie per i diritti e per la conversione ecologica come a Taranto, Milazzo, Vado ligure, Priolo e in tutte le altre aree fortemente in cui vivono più di 6 milioni di cittadini che non sanno cosa contiene l'acqua che bevono, quant'è inquinata l'aria che respirano, cosa mangiano e perché si ammalano.
Ti chiediamo di pensare da subito a proposte di candidature, domani ti invieremo un indirizzo web dove inviare le tue proposte. Per riuscire a vincere questa sfida difficilissima ma necessaria abbiamo bisogno del tuo aiuto: solo così, insieme, potremo costruire un un futuro migliore e sostenibile per le generazioni che verranno.

Cogliamo l’occasione per ricordarti che puoi sostenere con un contributo economico la Federazione dei Verdi per consentirci di superare la fase estremamente delicata che stiamo vivendo.
Andando direttamente a questo link http://www.verdi.it/verdi-blog/?lettera  oppure facendo un bonifico intestato a federazione dei Verdi: Iban IT 48 C 0760103200000037703006

Roma, 27 marzo 2014


Ti abbracciamo

Luana Zanella e Angelo Bonelli 



http://verdi.it/notizieverdi/item/30781-alle-europee-ci-saremo.html






giovedì 6 giugno 2013

#OccupyGezi Solidarity from Milano 06.06.2013


Gli Ecologisti Lombardi aderiscono all'iniziativa spontanea, nata dal tam tam sui social network in merito ai drammatici fatti che si stanno verificando in Turchia; ci limitiamo a dire che come già accaduto da noi, l'arroganza di un presunto progresso fatto di cemento e inquinamento di monopolio da parte delle multinazionali contro la socialità delle comunità, porta sempre e solo a questi episodi.

il link dell'evento su fb
e a seguire il testo diramato in rete

Attenzione! la democrazia turca ha bisogno di te!

Dopo una serie di manifestazioni pacifiche per salvare una zona ricreativa nel centro della città di istanbul dalla demolizione (per costruire un centro commerciale), la polizia turca ha attaccato violentemente i manifestanti con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, mirando direttamente ai loro volti e corpi.
Decine di manifestanti sono ricoverati in ospedale e l'accesso al parco è bloccato senza alcuna base giuridica.
I media turchi, direttamente controllati dal governo o che hanno legami commerciali e politici con esso, si rifiutano di riportare le notizie degli incidenti e anche le agenzie di stampa hanno bloccato il flusso di informazioni.
per favore condividete questo messaggio per aiutare il mondo a prendere coscienza dello stato di polizia creato dall'AKP di recep tayyip erdogan,
che spesso è considerato un modello per altri paesi del medio oriente.
la democrazia turca ha bisogno anche del tuo aiuto. grazie!


NON SI TRATTA DI UN PARCO.

si tratta di non essere ascoltati
tutto questo non sarebbe successo se fosse stato solo per un parco. prima del parco c'è stata la pasticceria Ottoman. e prima di quella un vecchio cinema. e prima ancora… senza dare alcun ascolto alle proteste dei cittadini, il governo continua a radere al suolo edifici storici e spazi pubblici per costruire gli ennesimi centri commerciali o moschee. le proteste sono completamente inascoltate. ma, in una vera democrazia, i cittadini posso mettere in discussione o richiedere modifiche alle iniziative del governo.

si tratta di abuso di potere da parte dello stato
tutto questo non sarebbe successo se il governo turco non avesse usato dosi spropositate di gas lacrimogeno, pistole, carri armati, elicotteri e violenza fisica per annientare i pacifici manifestanti di gezi park. una vera democrazia permette di protestare e non usa tali violenze contro i suoi cittadini.

si tratta di censura mediatica
tutto questo non sarebbe successo se i grandi canali mediatici turchi avessero parlato delle proteste sin dall'inizio. sfortunatamente ci sono forti legami tra i gruppi mediatici e il governo. ed è per questo che i manifestanti usano i social network per cercare di ottenere l'attenzione dei media stranieri. in una vera democrazia i media sono indipendenti e riportano in modo imparziale quello che succede.

si tratta di mancata tutela delle minoranze
tutto questo non sarebbe successo se il governo turco avesse fatto il suo dovere proteggendo chi la pensa diversamente. che si tratti della pigra reazione del governo riguardo gli attacchi a reyhanli, o del modo in cui il governo prova a limitare la libertà di bere alcol, o di come le aziende non vicine ai colori politici del governo facciano fatica a restare sul mercato - il governo turco non solo non protegge le sue minoranze, ma prova a distruggerle. una vera democrazia valorizza le sue differenze e le sue minoranze.

SI TRATTA DI DEMOCRAZIA.


giovedì 4 ottobre 2012

Eco Civici Lombardi in merito alla val Susa


dalla festa metropolitana di SEL (sinistra ecologia e libertà)
video delle considerazioni finali da parte di EcoCivici Provincia di Milano
 
ore 20:00 DA TORINO A LIONE A QUALE VELOCITA'? LA CONTROVERSA COSTRUZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA E LE GRANDI OPERE 
Presentazione del libro "Tav. Il treno della discordia" di Loris Mazzetti. 
Con l'autore ne discutono: 
Damiano Di Simine (Presidente Legambiente -- Lombardia) 
Daniele Farina (Coordinatore SEL Milano e Provincia) 
Pietro Mezzi (Consigliere provinciale SEL) 
Ivan Cicconi (Ingegnere e autore del "Libro nero sulla TAV")