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martedì 11 aprile 2017

Non spostiamo Città studi da Lambrate

Un pendolo di Newton. E' quel gioco in cui c'è una fila di palline appese a fili di acciaio. Si lancia la prima e l'urto si trasmette da una all'altra, fino a fine corsa. Poi il movimento riprende dalla parte opposta, secondo un fenomeno fisico chiamato dell'urto elastico. Un urto elastico è quello che potrebbe innescarsi in relazione allo spostamento dei quartieri universitari di città studi a Expo. Viene spostata l'Università per coprire il buco di Expo, un'area rimasta vuota, che i cittadini, con referendum, avrebbero voluto mantenesse un'identità legata al cibo e all'alimentazione.
Un'area che nessuno ha voluto, disertando l'asta che metteva al bando i terreni.
Un urto elastico che riguarda anche la progettualità urbanistica del Comune di Milano: sposto l'Università per risolvere un problema, lasciando aperto un enorme buco su quella che sarà l'alternativa di ricollocazione degli stabili che verranno rimasti vuoti. Sorprende questa mancanza di progettualità, e pure di strategia politica. Se chi governa avesse avuto un po' di capacità, avrebbe prima di tutto ridisegnato e fatto proposte per il quartiere.

giovedì 27 novembre 2014

Civiltà Contadina dice no ad Expo


riportiamo il comunicato stampa di CIVILTA' CONTADINA, ritenendolo portatore di riflessioni importanti e da non dimenticare, nella sbornia collettiva che Expo prova a regalare, tra spot e pubblicità.

Il nostro no all'EXPO 2015

Inviato da Teodoro Margarita | 19/11/2014 | 395 Letture | Tags: Agrobiodiversità
Questo articolo rapprenta la decisione dei consiglieri di Civiltà Contadina di non partecipare a EXPO 2015 e ne spiega le ragioni. L'estensore, Margarita Teodoro, vi ha espresso le sue opinioni de dei fatti documentati.
I salvatori di semi di Civiltà Contadina ed Expo 2015, alcune riflessioni


Questi ultimi mesi hanno visto, e non era mai capitato così di frequente, la città di Milano, alcuni suoi quartieri in particolari ma anche alcune strutture di collegamento importanti come la stazione Garibaldi, altre ancora del metrò, sott'acqua. Il Lambro ed il Seveso sono esondati più volte con il corollario di danni e macerie immaginabili. Il resto del territorio lombardo ha subito anche di peggio, frane e smottamenti, il lago di Como esondato, il centro storico minacciato dall'acqua.

Tacciamo, sono cose che si sono lette sui giornali, viste alla tv su quello che ha toccato Genova, due volte, lo Spezzino, Carrara e mille, mille altre località, ovunque, in Italia.

Un governo sapiente del territorio implicherebbe una cura maniacale per ogni spazio verde: solamente le montagne, le colline, ricoperte da un manto verde o coltivate saggiamente, gli alvei dei fiumi ben ripuliti, non ingombri di rifiuti, o, peggio ancora, cementificati possono garantire un corretto e non disastroso deflusso delle acque ed evitare le centinaia di morti, in questi ultimi anni tanto frequenti da non fare quasi più notizia, che dobbiamo contare all'indomani di ciascuno di questi nubifragi diventati cosa normale.

Queste riflessioni per parlare di Expo 2015 “Energia per la vita. Nutrire il pianeta” che si terrà a Milano il prossimo anno. Ne parlo da Lombardo. Innanzitutto, visto che Expo la finanziamo noi, con le nostre tasse, il comune di Milano le ha alzate appositamente, mi verrebbe da dire se questi soldi non sarebbero meglio stati investiti nella difesa idrogeologica del nostro suolo così vulnerabile.

Si parla di “crisi, il governo nazionale, la UE, tutti si sbracciano a parlare di spending review, di patto di stabilità ed invece, per questa Expo si sono trovati centinaia di milioni di euro.

Questa è una considerazione che alla luce dei fatti relativamente al sito di Expo ed alle opere ritenute necessarie come infrastrutture connesse, tangenziali, strade ed autostrade, va proprio nel senso di cementificare ulteriormente la nostra regione: 1800 ettari da seppellire sotto asfalto e cemento. Ovvero, le prossime esondazioni, così stando le cose, troveranno un territorio ancora meno permeabile e Milano e gli altri comuni dell'hinterland troveranno il Lambro ed il Seveso ancora più padroni di esondare dappertutto.

Non volendo andare a cercare la scarsa pulizia degli appalti, infiltrazioni di 'ndrangheta e criminalità dimostrata dalle numerose inchieste della magistratura, fin dentro i piani più alti della Expo. Andiamo poi a scoprire le carte di questa Expo. Ci promettono che questa sarà una vetrina per le eccellenze italiane del cibo e della gastronomia. Sarà, ma l'acqua di Expo, previo un appalto già vinto, sarà appannaggio di Nestlè, tramite la sua controllata italiana San Pellegrino, non dunque l'acqua del rubinetto, l'acqua del comune come aveva promesso il sindaco Pisapia, e che abbiamo difeso dalle grinfie dei privati con il referendum dello scorso anno. La stessa Nestlè oltre ad essersi accaparrata la gestione dell'acqua ha anche il monopolio del padiglione svizzero con una megastruttura che, se nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe far riflettere sui limiti del consumo, nei fatti si tratta di un invito a dilapidare il più possibile. Di cosa si tratta? Non è un giallo e ve lo sveliamo: un marchingegno farà abbassare due o più torri man mano che il pubblico svuoterà il loro contenuto. L'ingresso ad Expo si paga e quindi le bottigliette d'acqua, le barrette di cioccolato, le rondelle di mele, le miniconfezioni di caffè distribuite gratuitamente saranno certamente assaltate dai consumatori che potranno prenderne a volontà. Come capolavoro di greenwashing siamo al top se non al surreale: si invitano i visitatori a prendere e questo dovrebbe farli riflettere sui limiti della cosa... Non dimenticando che Nestlè è stata posta sotto inchiesta dall'Organizzazione mondiale della sanità per la sua politica per aver spinto l'uso del suo latte in polvere nei paesi del terzo mondo. In questo modo Nestlè si rifà il look. Expo: nutrire il pianeta, perfetto.

Se aggiungiamo a questo la presenza nel padiglione USA della Du Pont, multinazionale statunitense che, con la sua controllata Pioneer, è tra le maggiori produttrici di Ogm al mondo, della Coca Cola che nel Salvador ha ipotecato l'uso dell'acqua potabile usurpandolo ai contadini, abbiamo un quadretto idilliaco, si fa per dire, di come si voglia “Nutrire il pianeta” e, mettendoci dentro la General Electric, principale costruttrice di centrali nucleari al mondo, finanziatrice maggiore del padiglione Usa, sappiamo pure che tipo di “Energia per la vita” intendono utilizzare. “Energia per la vita. Nutrire il pianeta” certamente sono slogan accattivanti, il pubblico viene sapientemente indirizzato verso falsità che abbiamo smascherato una ad una, gli Ogm non nutrono il pianeta e persino un filo-Ogm come Umberto Veronesi ha dovuto ammettere che “Si, gli Ogm sono un pericolo oggettivo per la biodiversità”. Grande, il nostro Umberto, se si seminano milioni di ettari in Argentina, in Brasile, negli Usa, in Brasile con una ed una sola specie, come si può mai avere la faccia tosta per parlare di “biodiversità”? Ci vorrebbe una bella faccia tosta per dimostrare che gli Ogm la favoriscono. In data 16 novembre, sul Corriere della sera, un illuminante articolo, un bel servizio da Hannover, ove si tenne la prima Expo dopo la II guerra mondiale, ebbene anche lì il titolo, lo slogan era “ Uomo. Natura. Tecnologia. Un mondo nuovo sorge.” Alla faccia!, commenta l'articolista, in quell'area, ora, degrado, topi, sporcizia, edifici abbandonati e preda di tossicodipendenti e periodicamente in fiamme, anzi, proprio il più ecologico, il padiglione olandese, una sorta di avveniristica astronave con un orto verticale di tre piani, mulini a vento su quelli superiori che davano energie al tutto, ebbene, proprio questo superecologico padiglione è diventato un mostro, una schifezza immonda e lercia. Ogni tanto va a fuoco e i pompieri locali ci si sono abituati. La perdita netta, pagata dai contribuenti tedeschi fu di un miliardo di euro.

Voi pensate che la nostra italiana Expo si risolverà con qualcosa di meglio?

Noi crediamo di no, noi crediamo che la foglia di fico rappresentata dalle belle parole, dalle nobili intenzioni sia stata già abbondantemente smentita dai fatti. Le infiltrazioni mafiose, i rifiuti tossici scoperti sotto le infrastrutture connesse ad Expo, la presenza, preponderante delle multinazionali che sono, esse proprio, causa di fame e carestia nel mondo, non ci permettano di prender parte in maniera alcuna a questo evento anzi a contrastarlo e denunciarne le bugie, le menzogne propinate ad ogni piè sospinto dai ben pagati comunicatori. Saremo impegnati in altro. A salvaguardare la biodiversità nei nostri orti, ogni giorno, anche nel 2015, per Civiltà contadina “Anno del girasole”, pianta bene augurante, i girasoli, infatti, hanno la proprietà di purificare i terreni contaminati e quelli di Expo lo sono, certamente. Chi si è accodato, come Slow Food, se ne assuma le responsabilità.

Noi non possiamo mangiare da una tavola milionaria e tossica, non possiamo sedere ove siedono multinazionali del nucleare e degli Ogm, con costoro nulla abbiamo a che spartire. Non ci vogliamo contaminare. Non ci interessa. A quella tavola non ci sono cibi genuini, si pranza e si banchetta a spese di chi ha fame, si progettano aperture agli ogm e si prefigurano operazioni sporche che minacciano di annientamento la nostra vera risorsa nazionale, i nostri semi rurali, le nostre buone pratiche agricole. Non ci stiamo. Non possiamo starci. Noi non possiamo che parlare con lingua dritta, una lingua che da 10.000 anni, da quando gli uomini hanno appreso la meraviglia della riproduzione dei semi, ripete il suo miracolo ad ogni stagione. Expo 2015 passerà. I nostri buoni semi non passeranno.

Le fonti di quanto affermato sono i quotidiani “Corriere della sera”, “Il Sole 24 Ore”, il mensile “Altreconomia”

lunedì 10 novembre 2014

14 Novembre SCIOPERO SOCIALE #iononlavorogratisperexpo

In principio era la scarsa crescita: meno lacci e lacciuoli, costo del lavoro più basso, rilancio dell’economia.
Poi arrivò la stagnazione, differenti bolle esplosero, consentendo ristrutturazioni di interi settori a scapito dei diritti e dei salari di chi vi lavorava.
Poi giunse la crisi finanziaria, come un’epifania, a metterci tutti in riga per lavorare per il bene di tutti, padroni e lavoratori insieme, per uscire dalla crisi. Alla crisi si è sostituita l’austerità, in tempi di vacche magre non ci potevamo permettere di suggerire di migliorare il benessere collettivo. Lo spettacolo della grande ristrutturazione globale ai più è sembrata una restaurazione, condita da megaeventi e grandi opere a fungere da acceleratore in favore dell’avvento di un nuovo ordine.
Ora ci troviamo davanti il jobs act, i decreti sfasciaitalia, una nuova retorica di governo dal sapore antico, padronale.
Ora però, il tenore di questo racconto deve cambiare! Prendete appunti, scioperiamo!
E’ tempo di sciopero sociale, anche a Milano.
Scioperiamo Expo2015, fermiamo debito, cemento e precarietà!
14 novembre – h930 – lgo cairoli

in vista dello SCIOPERO SOCIALE di venerdì 14 novembre

Gli ecologisti del ticino vi invitano a partecipare al presidio

http://www.noexpo.org/2014/11/09/sala-e-citterio-ospiti-non-graditi-a-rho-11n-h2030-presidio-noexpo-sotto-palazzo-comune/

SALA E CITTERIO OSPITI NON GRADITI A RHO! 11N H2030 PRESIDIO NOEXPO SOTTO PALAZZO COMUNE

sala
Per Martedì 11 Novembre è convocato a Rho un consiglio comunale al quale sono invitati anche il commissario unico di Expo 2015 nonché Amministratore Delegato di Expo 2015 S.p.A. Giuseppe Sala e il direttore comunicazione di Expo 2015 S.p.A. Rossella Citterio. Uno solo il punto all’ordine del giorno: “Expo 2015: opportunità per il territorio rhodense”.
Ci domandiamo se chi compone la maggioranza in consiglio comunale viva effettivamente sul territorio che amministra o se creda così ciecamente all’immagine di “Città vetrina” che in questi anni ha contribuito a creare, visto che le cronache quotidiane indicano senza possibilità di errore quali siano i soggetti che hanno realmente avuto delle “opportunità” dall’Esposizione che si svolgerà nel 2015 sul nostro territorio. E stiamo parlando dei politici, degli imprenditori, dei faccendieri e dei mafiosi che banchettano su appalti da milioni di euro secondo uno scientifico e ben oliato meccanismo di spartizione. Viceversa, ai precari, ai disoccupati, agli studenti e ai giovani di un territorio con un tasso di disoccupazione giovanile di oltre il 30% si chiede di lavorare gratis come volontari per Expo, nella speranza di arricchire un curriculum sempre più vuoto, senza passato e senza futuro. Questa, che può esser scambiata per una “doppia morale”, è in realtà la filosofia di Expo 2015, il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alle risorse collettive per garantire gli interessi privati delle varie “cupole” e centri di potere, legali ed illegali.
Per questo Giuseppe Sala e Rossella Citterio, nella Rho impoverita da Expo 2015, non possono che essere considerati “ospiti non graditi”. Forse il sindaco Pd di Rho Romano, dopo l’arresto di Luigi Addisi, ex consigliere comunale del Partito Democratico e uomo della ‘Ndrangheta nelle istituzioni rhodensi, vuole con questo invito utilizzare Sala come stampella per il difficile momento politico che sta attraversando la sua maggioranza. Ma legandosi indissolubilmente al grande evento del 2015, Romano non farà che seguirne la parabola verso l’annunciato flop.
L’opposizione sociale sul territorio di Rho è felice di poter dare al commissario Sala il proprio caldo benvenuto in città lanciando un presidio contro la città vetrina di Expo 2015, laboratorio di debito, cemento e precarietà che anticipa il paese di domani, in vista dello sciopero sociale del 14 novembre.
Martedì 11 novembre 2014 –  Rho – Piazza Visconti – dalle 20:30
Presidio contro Expo 2015 e i suoi emissari sotto il palazzo comunale.



giovedì 23 ottobre 2014

OLTRE EXPO2015 PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ

expofamaleOLTRE EXPO2015 

PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ

DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO
Grandi opere e mega-eventi: liberiamocene!
11-12 ottobre 2014, Milano
L’11 e il 12 ottobre cittadine e cittadini, movimenti e comitati si sono ritrovati a Milano per ribadire il loro No e la loro volontà di resistenza di fronte all’Esposizione Universale del 2015 e ai processi che il mega-evento veicola ed impone.
La due giorni è stata una tappa importante nel ricco calendario di lotta per l’autunno con cui in tutto il paese abbiamo deciso di prendere parola di fronte alla restaurazione neoliberista che i poteri economici, politici, finanziari, militari stanno applicando in Europa e nel mondo.
Expo2015 è un tassello, Milano uno spicchio, eppure è qui che si intrecciano forti interessi e pericolosi processi sociali; è qui che si sta sperimentando un nuovo modello economico, lavorativo, di governo del territorio.

domenica 29 dicembre 2013

La terza dimensione di Expo: la materialità del cemento




La terza dimensione di Expo: la materialità del cemento


Un anno vissuto con l'attitudine noexpo non si divide in giorni e mesi, ma in piccoli o grandi momenti. 
Per questo ci sembra opportuno riprendere parola a fronte degli eventi così significativi come quelli delle ultime settimane: i primi cantieri dentro il perimetro della città di Milano, la risposta decisa e contraria dei quartieri cantierizzari, l'imbarazzo e i silenzi della Giunta Pisapia, lo stop dei lavori e delle ruspe, lo stato di solitudine della popolazione nei confronti degli interessi privati, la partecipazione attiva come strumento per ottenere risultati. Il comunicato che segue cerca di unire i puntini del nostro calendario alla luce di questi eventi. Buona lettura, ci vediamo tra Trenno e Baggio ai primi di gennaio.


A cinquecento giorni dall'apertura dei cancelli EXPO 2015 ha aperto cantieri anche dentro la città di Milano. Dopo anni di retoriche pro-evento, in cui la propaganda di Expo come volano per il rilancio dell'economia lombarda e nazionale è entrata in modo capillare nei discorsi pubblici delle principali cariche dello Stato e delle Istituzioni, l’apertura dei primi cantieri cittadini, tra piazza Castello, la Darsena e i parchi del nord-ovest milanese (parco di Trenno, delle Cave, Pertini), deve essere annotata come un passaggio decisivo: stiamo assistendo alla trasformazione delle infinite narrazioni expottimiste in cemento. Ed è proprio la materialità irreversibile del cemento -trasformando alcuni parchi cittadini in piccoli giardini di quartiere grazie al progetto della Via d'Acqua- che ci permette di toccare con mano le nocività insite nel progetto, a scapito del tema ufficiale della manifestazione (“Nutrire il pianeta – Energia per la vita”). 

Sono stati anni in cui la retorica della grande promessa di Expo2015 e il parallelo sgretolarsi dell’immagine trionfale del grande evento (fenomeno dovuto a incompetenze, stupidità e alleanze con settori della criminalità organizzata, che hanno causato spreco di denaro pubblico e ritardi anche imposti dalla magistratura) non sono riusciti a suscitare l'interesse della popolazione. Il commissario con incarichi speciali Sala, il capo del governo Letta, il sindaco Pisapia, Confindustria, le sigle dei commercianti e tutti i loro partner non aspettavano altro. Da qualche settimana invece sta accadendo qualcosa, 
le persone si stanno interessando davvero e partecipano, ma diversamente da come molti si sarebbero aspettati. Ve li citiamo caso per caso, suggerendo a chi legge di mantenere un'ampia prospettiva di indagine e di analisi. Ieri la Martesana e l'est milanese per fermare la TEEM, oggi il parco di Trenno per fermare la Via d'acqua: se ci fermassimo all'elemento localistico perderemmo di vista il quadro complessivo e, con questo, gli strumenti più affilati con cui abbiamo costruito in questi anni l'opposizione a EXPO 2015 (dalla scomposizione del grande evento nelle tre direttrici "debito-cemento-precarietà", alla creazione e scrittura di "Expopolis" come gioco e poi come libro, con tutto quello che ci sta in mezzo e che verrà).

Partiamo allora dal caso della mobilitazione che negli ultimi due mesi ha interessato la difesa dei grandi parchi della periferia nord-ovest (Trenno, Cave e Pertini), contro il progetto della Via d’Acqua: il primo vero fronte caldo che si è aperto in città dichiaratamente contro Expo, che ha visto la partecipazione dei cittadini dei quartieri e il contributo generoso degli attivisti di altri comitati e realtà, con una presenza costante dentro i cantieri per impedire i lavori e presidi sotto Comune e sede di Expo Spa. Proteste che hanno ottenuto un primo risultato importante: il blocco dei lavori e la disponibilità della Giunta a ridefinire il progetto. Per la prima volta la macchina di Expo si blocca e viene messa in discussione dalla mobilitazione popolare. E in discussione sono anche i poteri di Sala, commissario speciale e A.D. di Expo Spa, che decide se vanno o non vanno fatte le bonifiche. Un risultato che lascia sullo sfondo almeno un paio di considerazioni che non possono essere trascurate. La prima riguarda i poteri speciali conferiti a Sala: l'eletto da nessuno, ma scelto da alcuni particolarmente interessati, decide per tutti e, con un solo colpo di penna, può permettere di effettuare lavori su terreni dichiarati pericolosi (e che andrebbero bonificati prima di ogni eventuale lavoro) a scapito della popolazione. La seconda è una diretta conseguenza di questa scelta e verte sul diritto alla salute quando la politica (e i politici) si ritira e saltano i meccanismi di rappresentanza e mediazione: nel silenzio della Giunta Pisapia (colpevole di non aver stralciato in toto il progetto EXPO quando poteva farlo) e nell'impossibilità imbarazzata dei suoi organi di controllo di fermare le ruspe su quei terreni, il diritto alla salute diventa un lusso per alcuni e una scommessa per tutti gli altri, dentro una partita che si gioca tra singolo cittadino e impresa privata che fa i lavori dopo l'avvallo del commissario speciale. E’ il caso degli operai stranieri che, a inizio novembre, sono saliti su una delle gru del cantiere Merlata dove lavoravano, chiedendo i quattro mesi di salario non ancora corrisposti. Nel silenzio dei media e della Giunta arancione si è consumata la prima protesta contro le condizioni di lavoro imposte nei cantieri dell’Expo, in particolare ai lavoratori non sindacalizzati. E’ il caso, però, anche degli operai edili appartenenti alle sigle confederali, che venerdì 13 dicembre hanno scioperato e manifestato proprio ai cancelli dei cantieri nord dell’Expo. Il motivo? Protestare contro la deroga al Contratto nazionale per chi lavora alla costruzione del sito del megaevento: decisione che comporta salari più bassi anche per i sindacalizzati e l’applicazione di un modello contrattuale che azzera le tutele dei Ccnl, generalizzando così la precarietà già prevista dall’accordo del 26 luglio sui contratti di lavoro dentro il megaevento (e oltre). E' il caso anche dei movimenti per la casa e dei Comitati per il Diritto all’Abitare, che devono affrontare emergenze abitative in pieno inverno avendo a che fare con un’Aler corrotta e incapace, che si è “scoperta” con un buco di oltre 400.000 euro dovuto a cattivi investimenti e mala amministrazione. Così come è il caso del movimento studentesco milanese e degli insegnanti delle scuole comunali, che negli ultimi mesi hanno riconosciuto nell’enorme buco di bilancio causato da Expo una delle principali cause della chiusura di alcune scuole (come nel quartiere Gallaratese, proprio quello interessato dalla Via d’Acqua), del progressivo abbandono da parte delle istituzioni competenti degli istituti ancora aperti.

La materialità del processo Expo, questa dimensione fatta di cemento e ruspe a scapito di tessuti sociali vivi, pur essendo all’inizio, è quindi già entrata prepotentemente nella vita pubblica della città sollevando resistenza. I prossimi mesi si rivelano quindi decisivi. Movimenti sociali, comitati di quartiere, cittadini di diverse fasce di reddito, lavoratori precari o in nero e operai: è evidente che tutti questi soggetti sono giunti sotto il Comune di Milano, sotto la sede di Expo di via Rovello e hanno fronteggiato i cantieri aperti (i tre luoghi simbolo delle larghe Intese che uniscono politica, finanza, grossa e piccola imprenditoria) arrivando da percorsi diversi. Però, esattamente come esiste una materialità comune che caratterizza il mega evento, allora è possibile individuarne una condivisa anche tra i molti soggetti che a questo si oppongono. “A lotte comuni un vocabolario comune”, abbiamo detto più di una volta: la sfida che ci aspetta nel cruciale 2014 è cominciare a raccogliere quanto seminato nel lavoro degli anni scorsi e dargli un senso in vista del primo maggio 2015. 

Il primo passo è bloccare la Via d'acqua. Dopo aver parlato di NoExpo è ora di agire da NoExpo.

Italia Nostra sulla via d'acqua




mercoledì 2 ottobre 2013

GREENITALIA si presenta a Milano. interventi e video

Milano  Teatro Franco Parenti   30 settembre 2013
Una delegazione degli Ecologisti del Ticino ha assistito e plaudito a questa importante iniziativa di presentazione di GREENITALIA, non per questione di "tifo" o "empatia", ma soprattutto per i contenuti, come avrete modo di ascoltare nei video, le tematiche affrontate non sono state sdoganate a suon di slogan, ma con numeri e riferimenti precisi alla realtà che viviamo quotidianamente e altri interventi, hanno esposto progetti e percorsi in divenire per la tutela dell'ambiente e dell'uomo.
I temi sono a 360° quelli tipici di una visione olistica della vita e di conseguenza della politica e della società, dalle terapie naturali, il rispetto per gli animali, gli stili di vita, la mobilità, trasporto pubblico, economia e commercio di prossimità, software libero e democrazia.

Monica Frassoni coopresidente dei verdi europei

Milena Bertani i parchi lo stato dell'arte (video)

Dario Balotta sui trasporti

Angelo Bonelli presidente dei Verdi relaziona su Taranto

Emilio Battisti idee per la sostenibilità

Fabio Granata sulla legalità e non solo

Paolo Pinzuti mobilità dolce







mercoledì 3 luglio 2013

Monza 7 luglio Ecologisti coi territori contro i palazzi di expo


Gli Ecologisti del Ticino e gli Ecologisti Lombardi, 
domenica 7 luglio
partecipano e vi invitano a partecipare
Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15

7 LUGLIO 2013  
LE NOSTRE PIAZZE CONTRO I PALAZZI DI EXPO 2015  #7L

Le massime cariche politiche nazionali e internazionali – da Napolitano a Letta, fino al Presidente della Commissione Europea Barroso – atterrano a Monza il 7 luglio per inaugurare la Villa Reale come sede di rappresentanza di EXPO 2015. Un passaggio cruciale nell’avvicinamento all’esposizione che aprirà i battenti il 1° maggio 2015 e una ghiotta occasione per chi sta costruendo il grande evento fieristico. Il carrozzone mediatico che sta infatti lucidando la vetrina di EXPO si è messo in moto da tempo, ma accelera a partire dall’appuntamento monzese, che Maroni definisce prima tappa di un “EXPO World Tour”.


Le promesse fatte in questi casi sono note: ricchezza, lavoro, turismo, benefici per tutta la metropoli. E anche per il 2015 la dinamica in atto è la stessa, con promotori -pubblici e privati- che vendono l’evento utilizzando in primis la leva occupazionale e promesse di crescita economica, che in tempi di crisi non possono che riscuotere consensi tra la popolazione.

In realtà poco o nulla di tutto questo è accaduto negli ultimi vent’anni per le Esposizioni Universali tenutesi in Europa, né accadrà qui. Da Genova a Lisbona, da Saragozza a Hannover, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto nuovo sviluppo e le amministrazioni pubbliche, invece, si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’Esposizione.
Se guardassimo oltre il velo della propaganda, ricorderemmo che nel 2008 si parlava di circa 70000 nuovi occupati, mentre oggi sui siti ufficiali questa cifra si riduce a 3000, ridimensionamento che rende bene l’idea del flop annunciato anche per Milano. 3000 contratti di lavoro precario, che nulla offrono in termini di garanzia e progettualità esistenziale per i “fortunati” firmatari. E’ poi dei
giorni scorsi la notizia che EXPO intende avvalersi del lavoro “volontario” da parte dei detenuti, altra circostanza che fa capire bene la direzione che sta prendendo la “grossa occasione occupazionale” lombarda. E se allargassimo il discorso al futuro, al post evento, vedremmo come il vero impatto e la vera eredità che i territori si trovano a dover gestire sono aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti per l’evento che restano vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni pubbliche, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi
eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Atene del 2004 o quelle più vicine a noi di Torino 2006 che hanno avuto effetti devastanti sulla vita delle persone delle rispettive città.

Chiediamo pertanto che in questo periodo di crisi tali risorse vadano investite in servizi pubblici di primaria importanza per la collettività (mobilità, istruzione, casa, sanità, etc.) e in misure di welfare che garantiscano la continuità di reddito per le precarie e i precari.
Come rispondono invece politici e amministrazioni pubbliche? Chiedendo deroghe al patto di stabilità solo in funzione di Expo, ma al contempo insistendo con politiche di austerità. Un interessato regalo agli attori economici legati a EXPO e alle opere connesse (ad esempio le
tangenziali esterne milanesi, la Brebemi o la Pedemontana) e al crimine organizzato.

E per quanto riguarda la città di Monza, EXPO 2015 non lascerà una gestione migliore né del parco né della Villa Reale. Il vero risultato di questa scelta sarà, una volta di più, la retrocessione delle istituzioni pubbliche -dal Comune alla Provincia alla Regione- a spalla per attori privati, veri protagonisti di questi eventi e unici a guadagnarci, sia economicamente che in termini di posizione di potere.

Per tutti questi motivi noi di EXPO 2015 avremmo fatto volentieri a meno e oggi che l’organizzazione entra nel vivo, rilanciamo la nostra opposizione a ciò che questo evento è e rappresenta. In questo senso questo appello è un invito a cambiare passo per chi si riconosce in un’attitudine che si oppone al fenomeno descritto: da qui in poi occorrerà trovare tempi e modi per raccontare quello che è realmente EXPO 2015 e disinnescare i dispositivi di propaganda e controllo delle istituzioni e degli investitori, così da stimolare una presa di coscienza forte e risposte adeguate.



*****************
Domenica 7 luglio 2013, Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15



PARTENZA CRITICAL MASS, GAZEBO INFORMATIVI E ATTITUDINE NOEXPO



Una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che ci interessa supportare riguarda RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL REDDITO, DIFESA DEL TERRITORIO




Le massime cariche politiche nazionali e internazionali – da Napolitano a Letta, fino al Presidente della Commissione Europea Barroso – atterrano a Monza il 7 luglio per inaugurare la Villa Reale come sede di rappresentanza di EXPO 2015. Un passaggio cruciale nell’avvicinamento all’esposizione che aprirà i battenti il 1° maggio 2015 e una ghiotta occasione per chi sta costruendo il grande evento fieristico. Il carrozzone mediatico che sta infatti lucidando la vetrina di EXPO si è messo in moto da tempo, ma accelera a partire dall’appuntamento monzese, che Maroni definisce prima tappa di un “EXPO World Tour”.


Le promesse fatte in questi casi sono note: ricchezza, lavoro, turismo, benefici per tutta la metropoli. E anche per il 2015 la dinamica in atto è la stessa, con promotori -pubblici e privati- che vendono l’evento utilizzando in primis la leva occupazionale e promesse di crescita economica, che in tempi di crisi non possono che riscuotere consensi tra la popolazione.

In realtà poco o nulla di tutto questo è accaduto negli ultimi vent’anni per le Esposizioni Universali tenutesi in Europa, né accadrà qui. Da Genova a Lisbona, da Saragozza a Hannover, il passaggio di visitatori è sempre stato inferiore alle aspettative, il territorio non ha avuto nuovo sviluppo e le amministrazioni pubbliche, invece, si sono trovate in forte stato di deficit economico a causa del drenaggio di risorse avvenuto per supportare gli investimenti e le spese legate all’Esposizione.
Se guardassimo oltre il velo della propaganda, ricorderemmo che nel 2008 si parlava di circa 70000 nuovi occupati, mentre oggi sui siti ufficiali questa cifra si riduce a 3000, ridimensionamento che rende bene l’idea del flop annunciato anche per Milano. 3000 contratti di lavoro precario, che nulla offrono in termini di garanzia e progettualità esistenziale per i “fortunati” firmatari. E’ poi dei
giorni scorsi la notizia che EXPO intende avvalersi del lavoro “volontario” da parte dei detenuti, altra circostanza che fa capire bene la direzione che sta prendendo la “grossa occasione occupazionale” lombarda. E se allargassimo il discorso al futuro, al post evento, vedremmo come il vero impatto e la vera eredità che i territori si trovano a dover gestire sono aree verdi e agricole irrevocabilmente cementificate, edifici costruiti per l’evento che restano vuoti e inutilizzati, debiti pesanti per le casse delle amministrazioni pubbliche, che si traducono in fretta in ulteriori tagli ai servizi e riduzione dei diritti per la comunità. Ragionamenti comprovati anche da grandi
eventi di natura affine, come le Olimpiadi di Atene del 2004 o quelle più vicine a noi di Torino 2006 che hanno avuto effetti devastanti sulla vita delle persone delle rispettive città.

Chiediamo pertanto che in questo periodo di crisi tali risorse vadano investite in servizi pubblici di primaria importanza per la collettività (mobilità, istruzione, casa, sanità, etc.) e in misure di welfare che garantiscano la continuità di reddito per le precarie e i precari.
Come rispondono invece politici e amministrazioni pubbliche? Chiedendo deroghe al patto di stabilità solo in funzione di Expo, ma al contempo insistendo con politiche di austerità. Un interessato regalo agli attori economici legati a EXPO e alle opere connesse (ad esempio le
tangenziali esterne milanesi, la Brebemi o la Pedemontana) e al crimine organizzato.

E per quanto riguarda la città di Monza, EXPO 2015 non lascerà una gestione migliore né del parco né della Villa Reale. Il vero risultato di questa scelta sarà, una volta di più, la retrocessione delle istituzioni pubbliche -dal Comune alla Provincia alla Regione- a spalla per attori privati, veri protagonisti di questi eventi e unici a guadagnarci, sia economicamente che in termini di posizione di potere.

Per tutti questi motivi noi di EXPO 2015 avremmo fatto volentieri a meno e oggi che l’organizzazione entra nel vivo, rilanciamo la nostra opposizione a ciò che questo evento è e rappresenta. In questo senso questo appello è un invito a cambiare passo per chi si riconosce in un’attitudine che si oppone al fenomeno descritto: da qui in poi occorrerà trovare tempi e modi per raccontare quello che è realmente EXPO 2015 e disinnescare i dispositivi di propaganda e controllo delle istituzioni e degli investitori, così da stimolare una presa di coscienza forte e risposte adeguate.



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Domenica 7 luglio 2013, Monza, Largo Mazzini, dalle ore 15



PARTENZA CRITICAL MASS, GAZEBO INFORMATIVI E ATTITUDINE NOEXPO



Una giornata di mobilitazione per ribadire che l’unico grande evento che ci interessa supportare riguarda RIAPPROPRIAZIONE DEI DIRITTI, ACCESSO AL REDDITO, DIFESA DEL TERRITORIO



Video di lancio: http://www.youtube.com/watch?v=5H-L9sMFzbY






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Prime adesioni:



AMBROSIA (Milano)

CANTIERE (Milano)

CASCINA TORCHIERA (Milano)

CO.M.P.O.ST. (Monza)

CSA BARAONDA (Segrate)

CUB

FOA BOCCACCIO 003

LAMBRETTA (Milano)

NO EXPO

NO TEM

OFF TOPIC

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA CIRCOLO “P. IMPASTATO” DI MONZA

PDCI MONZA

RETE SAN PRECARIO MILANO

RETE SOLIDALE JABIL

SMS – SPAZIO MUTUO SOCCORSO (Milano)

SOS FORNACE (Rho)

USB MONZA BRIANZA – USB MONZA – MERATE

ZAM (Milano)

ECOLOGISTI DEL TICINO (Magenta)

giovedì 23 maggio 2013

Ecologisti Lombardi in merito allo sgombero di Zona Autonoma Milano


Gli Ecologisti Lombardi di Milano, condividono la dichiarazione di Anita Sonego e vogliono ricordare anche l'impegno dei giovani di Zona Autonoma Milano per promuovere una cultura di partecipazione, responsabilità sociale e vogliono altresì rimarcare l'importanza dei progetti che in totale gratuità sono stati avviati nelle mura dismesse e riqualificate e bonificate da giovani volenterosi senza gravare minimamente sul bilancio comunale. 
Milano, sta vivendo una nuova "primavera", dopo gli anni bui di "paura" e "chiusura" che hanno contraddistinto le ultime gestioni; sono partiti interessanti progetti di partecipazione, pensiamo agli orti e ai giardini, si è avviato un percorso di ascolto e di "rieducazione" alla cittadinanza attiva, gli Ecologisti si sentono fortemente perplessi quando dei "buoni semi" vengono calpestati.  I milanesi hanno votato per un cambiamento che con sempre maggiore difficoltà si riesce a scorgere, dalla vicenda della darsena a quella assai controversa del progetto "via d'acqua". 
Sindaco, assessori, consiglieri comunali, consiglieri di zona, Milano si aspetta molto da voi, e 
Milano è con voi, ascoltate i milanesi e non chi ha "trattato" una città intera come se fosse solo una "merce" da vendere e far fruttare. 
La notizia odierna del rifiuto della Polonia alla partecipazione di Expo 2015 può e dovrebbe aprire una riflessione importante per l'immediato futuro della nostra città; non possiamo dimenticare quel pomeriggio dove alla seconda votazione milano si aggiudicò l'Expo. 
Come già detto in occasione della vicenda della darsena, gli Ecologisti Milanesi chiedono ancora un invito a "non aver fretta, e all'ascolto".

Cogliamo l'occasione per porgere Distinti e Cordiali saluti
Ecologisti Lombardi   

leggi anche l'articolo


Milano città medaglia d'oro della resistenza

giovedì 7 marzo 2013

per un ECO archivio. su Expo e Area C

iniziamo questa sorta di eco archivio per conservare agilmente memoria di quello che è stato detto, promesso e di quel che è stato fatto; poi, lo sappiamo, questa memoria visiva non fermerà le giravolte a cui ci ha abituato la politica, ma potrebbe porre qualche riflessione in più



dallo studio dell'architetto Battisti, un interessante incontro in merito a 
EXPO DIFFUSA E SOSTENIBILE



e su area c

ringraziando teleagenziauno per il focus